La prima gara che ho fotografato era una gara di alcuni miei compagni di allenamento. Ero già appassionato di fotografia e mi sembrava naturale lasciare loro un ricordo di quello che stavano facendo. Da allora sono passati quasi trent'anni. Nel frattempo sono cambiate le fotocamere, le memorie, la velocità di consegna e perfino il modo in cui un concorrente ritrova le proprie immagini. Una cosa, però, è rimasta uguale: se non conosci la gara, puoi avere l'attrezzatura migliore del mondo e trovarti comunque nel punto sbagliato al momento sbagliato.
Conoscere lo sport cambia il modo di guardarlo.
Essere atleta e tecnico, oltre che fotografo, mi permette di conoscere non soltanto le regole ma anche le tempistiche e i punti critici delle diverse specialità. Ci sono momenti che chi vive lo sport riconosce quasi automaticamente: un gesto rituale, una fase della gara, una zona in cui è probabile che succeda qualcosa, un momento nel quale vale la pena smettere di guardare soltanto l'azione e aspettare quello che viene subito dopo.
Non significa che esista una posizione perfetta valida sempre. Al contrario: una buona postazione dipende dal tipo di gara, dal cliente per cui sto lavorando, dalla luce, dallo sfondo e da quello che devo consegnare. La conoscenza tecnica serve proprio a ridurre l'improvvisazione.
Nei grandi eventi la pianificazione diventa quasi maniacale.
In una maratona o in una manifestazione di massa non basta scegliere un bel punto. Bisogna sapere a che ora passeranno i concorrenti, quanto tempo avrò per spostarmi, quali strade saranno chiuse, dove potrò lasciare un mezzo, come raggiungere la postazione successiva e cosa succede se qualcosa va storto.
Quando preparo un lavoro studio orari, percorso, location, sfondi, spostamenti e possibili contrattempi. A questo aggiungo meteo e posizione del sole. Il punto più spettacolare sulla carta può diventare inutilizzabile se, nell'orario reale di passaggio, la luce arriva dalla direzione sbagliata oppure se da lì non riesco più a muovermi in tempo.
Oggi strumenti come Street View permettono di fare una prima ricognizione senza essere fisicamente sul posto. Esistono anche applicazioni che mostrano dove si troverà il sole in un determinato momento della giornata. Sono strumenti preziosi, ma non sostituiscono il sopralluogo quando la gara lo richiede. Se posso, arrivo prima oppure torno sul percorso nei giorni precedenti. E se ho già fotografato quella manifestazione, l'esperienza degli anni passati diventa parte della pianificazione.
Un solo punto può dover produrre fotografie molto diverse.
A Roma è relativamente facile avere a disposizione sfondi forti: monumenti, architetture, scorci riconoscibili. In altre situazioni è molto più complicato. Penso, per esempio, a una gara di ciclismo in campagna, dove per lunghi tratti il paesaggio può sembrare sempre uguale ma l'organizzatore ha comunque bisogno di varietà.
In quei casi esperienza e creatività diventano decisive. A volte non posso cambiare realmente location e devo cambiare fotografia: altezza del punto di ripresa, focale, rapporto fra soggetto e sfondo, direzione, dettaglio, gruppo, singolo atleta. Uno stesso spot può produrre immagini molto diverse se lo si legge prima invece di limitarsi a reagire al passaggio.
L'attrezzatura giusta non è necessariamente tutta l'attrezzatura.
Preparare il materiale è parte del lavoro. Si può fotografare una manifestazione anche con un solo obiettivo e, in alcune situazioni, scegliere di viaggiare leggeri è la decisione migliore. Naturalmente significa accettare che qualche fotografia non potrà essere realizzata.
Il problema opposto è portarsi dietro troppo. Se si lavora da una moto, per esempio, peso e ingombro diventano una questione concreta. Corpi, ottiche, batterie, schede e accessori vanno scelti in funzione di come dovrò muovermi, non in funzione di quanto materiale possiedo.
Prima di scattare devo sapere per chi sto lavorando.
Una delle differenze più grandi nella fotografia sportiva non dipende dallo sport ma dal committente. Lavorare per un'agenzia che vende fotografie ai concorrenti non è la stessa cosa che lavorare per l'organizzatore, per una società sportiva o per la stampa.
Agenzia e vendita ai partecipanti
Spesso l'obiettivo è trovare una postazione efficace e realizzare a moltissimi concorrenti una fotografia tecnicamente coerente, riconoscibile e vendibile. In quel caso continuità, leggibilità del soggetto e del pettorale e uniformità del lavoro diventano fondamentali.
Organizzatore
L'organizzatore tende invece ad avere bisogno di un reportage più ampio: partenza, percorso, pubblico, location, sponsor, arrivi, premiazioni e atmosfera generale. Servono più punti e una maggiore varietà.
Società sportiva
Se sto lavorando per un club, il problema cambia ancora: devo individuare i suoi atleti dentro un flusso molto più grande. Serve conoscere divise, pettorali e persone ed essere pronti a reagire in pochi secondi.
Stampa e ufficio stampa
Per la stampa alcuni momenti diventano prioritari: partenza, vincitore al traguardo, podio e immagini che raccontino chiaramente l'evento. In determinate situazioni la velocità di consegna è importante quanto lo scatto.
Il lavoro può continuare mentre la gara è ancora in corso.
Quando c'è tempo, durante un servizio riesco già a individuare le immagini più interessanti per l'organizzatore, l'agenzia o l'ufficio stampa. Questo significa che alcune fotografie possono essere disponibili in tempo reale o immediatamente dopo la gara.
È completamente diverso il caso in cui si producano quindicimila immagini destinate a una piattaforma insieme a quelle di altri fotografi posizionati lungo il percorso. Lì entra in gioco un workflow industriale: caricamento, smistamento e associazione ai concorrenti tramite pettorale o riconoscimento del volto.
Quando ho iniziato questo lavoro, le fotografie venivano rinominate manualmente con il numero di pettorale, poi stampate e inviate ai concorrenti. Oggi, dopo poche ore, le immagini di un grande evento possono essere già disponibili su una piattaforma dedicata. È un cambiamento enorme.
La tecnologia ha allargato il margine, non ha sostituito l'esperienza.
Vent'anni fa lavorare la sera o in impianti poco illuminati era molto più difficile. Oggi le fotocamere permettono di usare sensibilità molto più alte con una qualità impensabile all'epoca. Le memorie consentono di produrre quantità enormi di file, le raffiche sono più veloci, i corpi sono diventati più leggeri e le possibilità di alimentazione permettono di lavorare molto più a lungo senza fermarsi.
Tutto questo aiuta. Ma non risolve la domanda fondamentale: dove devo essere quando succede quello che devo fotografare?
Da qui nasce questo Diario.
Voglio usare queste pagine per raccontare anche la parte che normalmente non entra nel portfolio: perché ho scelto una posizione, cosa avevo previsto, cosa è andato diversamente dal piano, cosa rifarei e cosa invece cambierei.
Partirò da casi concreti: una gara provinciale di atletica in pista e una maratona. Due situazioni molto diverse che permettono di mostrare quanto cambino ritmo, postazioni, attrezzatura e obiettivi del servizio.
Questi appunti non sostituiranno le guide tecniche che sto preparando. Saranno il materiale reale da cui quelle guide nasceranno.
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